Dat veniam corvis, vexat censura columbas.

La censura non tocca i corvi e vessa le colombe. Prendiamo spunto da Giovenale per rappresentare quanto accaduto, dal nostro punto di vista, ai danni dell’opera teatrale di Giuliano Scarpinato “Fa’afafine” incentrata, come si deduce dal titolo, sulla condizione di genere definita anche come “terzo sesso” che si manifesta come espressione della sessualità infantile non definibile in modo fittizio e schematico, ma dinamica e transgender.

L’opera, già rappresentata in altri teatri d’Italia, ha riscosso successo, sia dal punto di vista artistico, sia didattico: affronta una questione specifica, sociale, psicologica e culturale problematica e lo fa in modo comprensibile, adatto ad un pubblico “scolastico”, di studenti e minori.

Non è un caso, infatti, che “Fa’afafine. Mi chiamo Alex e sono un dinosauro” ha il patrocinio di Amnesty International. Il boicottaggio invece adoperato contro la rappresentazione dell’opera, programmata nei teatri di Melfi, di Matera e di Potenza, e sintetizzato dalle pressioni di alcuni consiglieri regionali – già di recente autori di tesi politiche alquanto anacronistiche sul tema – dimostra quanto sia ancora sin troppo facile nella nostra Basilicata, approfittare di un clima di incertezza e pregiudizio diffusi, per prendersela con chi è facilmente attaccabile, perché ha avuto l’ingenua creatività di raccontare la realtà, per quanto poco accettata da certi seggi consiliari e pulpiti.

Pertanto vogliamo stigmatizzare quanto ingiustamente accaduto e rivolgiamo il nostro appello a tutte le scuole della Regione, ai dirigenti scolastici, al personale docente, alle famiglie e ai ragazzi: nel mondo contemporaneo sono fin troppi gli oscurantismi che lacerano la civile convivenza, i valori della pace, della tolleranza, della solidarietà; i nostri luoghi culturali siano invece palestre di idee, confronto, conoscenza e non di rifiuto, discriminazione e censura.

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